I reati fallimentari comprendono tutte quelle fattispecie che sono accomunate dalla presenza di una procedura fallimentare nei confronti dell’imprenditore insolvente.
Tali ipotesi di reato sono previste e disciplinate all’interno del titolo VI del R.D. del 16 marzo 1942 n. 267 (la c.d. legge fallimentare), riformato dal d.lgs. 12 gennaio 2019 n. 14 che ha introdotto il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Il diritto penale fallimentare interviene quindi nell’ambito della crisi d’impresa. Il suo scopo è quello di colpire comportamenti che abbiano reso gravosa o impossibile la corretta ripartizione dell’attivo fra tutti i creditori sociali.
Oggetto dell’intervento è perciò la salvaguardia del patrimonio dell’impresa e conseguentemente la sua equa distribuzione tra i diversi creditori della stessa.
I reati fallimentari che rivestono maggiore rilevanza sono infatti proprio quelli che hanno come scopo quello di tutelare – a garanzia delle ragioni creditorie dei terzi – la consistenza patrimoniale della società o dell’imprenditore.

Reati fallimentari: quali sono?

1.Bancarotta fraudolenta

    Le tipologie di bancarotta vengono ricomprese tra i reati contro il patrimonio. L’oggetto giuridico di tale tutela è individuato nel diritto di garanzia che i creditori vantano sul patrimonio del debitore fallito.
    Il reato di bancarotta fraudolenta ha come presupposto principale la dichiarazione di fallimento che costituisce una condizione obbiettiva di punibilità del reato.
    Qualora vengano poste in essere le condotte del reato di bancarotta fraudolenta, il reato si perfeziona, ma la sua punibilità si genera solo al verificarsi della condizione, ossia al momento della Sentenza di dichiarazione di fallimento.
    Vediamo le diverse tipologie esistenti.
    1.1 La bancarotta fraudolenta patrimoniale
    Ai sensi dell’articolo 216, comma 1, numero 1, della legge fallimentare “È punito con la reclusione da tre a dieci anni, se è dichiarato fallito, l’imprenditore, che: 1) ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti”.
    Si tratta di un reato di pericolo (è sufficiente ad integrare il reato che le condotte descritte dalla norma pongano in stato di pericolo la garanzia patrimoniale dei creditori indipendentemente dal prodursi di un danno). La norma descrive le seguenti condotte idonee a dare origine alla bancarotta fraudolenta patrimoniale:
    Distruzione: Secondo l’opinione prevalente questa consisterebbe nell’attività di eliminazione o riduzione del valore di un bene potenzialmente utile al soddisfacimento dei creditori.
    Dissipazione: La dissipazione consiste nel comportamento tenuto dall’imprenditore che sperpera il proprio patrimonio assumendo impegni economici ed effettuando spese sproporzionate rispetto allo stesso. Dottrina e giurisprudenza riconoscono in tali spese due caratteristiche: la non necessarietà e la consistenza significativa rispetto all’entità patrimoniale.
    Distrazione: Si intende l’utilizzo da parte dell’imprenditore dei propri beni per scopi estranei all’esercizio dell’attività imprenditoriale. Si tratta dunque di una condotta di danno e non di mero pericolo in quanto la diminuzione del patrimonio è effettiva.
    Occultamento e simulazione: Si tratta di condotte con cui l’imprenditore nasconde i propri beni. Nell’occultamento, l’imprenditore utilizza materialmente mezzi giuridici idonei ad occultare il patrimonio. Con la simulazione invece, l’imprenditore fa fittiziamente apparire il trasferimento dei beni nella sfera giuridica di altro soggetto.
    Esposizione o riconoscimento di passività inesistenti: Condotte consistenti nel rivelare un stato patrimoniale passivo più consistente di quanto lo sia realmente oppure nel non contestare un credito vantato da terzi per aumentare dunque il conto debiti del passivo dello stato patrimoniale e quindi riconoscere l’esistenza di quel credito che in realtà potrebbe non essere dovuto.

    1.2 La bancarotta fraudolenta documentale

    La seconda fattispecie di bancarotta fraudolenta è quella documentale, individuata dal numero 2) del comma 1 dell’articolo 216 della legge fallimentare secondo la quale: “È punito con la reclusione da tre a dieci anni, se è dichiarato fallito, l’imprenditore, che: 2) ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizi ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li ha tenuti in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari”. 
    Oggetto materiale del reato sono tutte le scritture contabili esistenti, sia obbligatorie che facoltative.
    Si tratta di condotte che impediscono alla procedura fallimentare, rivolta a soddisfare i creditori, di ricostruire esattamente la situazione patrimoniale dell’imprenditore. Deve dunque trattarsi di un impedimento assoluto e non in una mera difficoltà di ricostruzione della situazione patrimoniale.
    La norma distingue due casi di bancarotta documentale:
    Bancarotta fraudolenta documentale specifica, che si manifesta con la sottrazione (condotta dell’imprenditore che, rimuovendo i documenti sociali e contabili dal luogo abituale di tenuta, tenta di impedire agli organi della procedura fallimentare di accedervi), la distruzione (condotta di materiale eliminazione dei libri e delle scritture contabili) o nella falsificazione dei libri e scritture contabili.
    Bancarotta fraudolenta documentale generica, che si ha quando i documenti vengono tenuti in modo da impedire la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.

    1.3 L’elemento psicologico nella bancarotta fraudolenta

    L’elemento psicologico del reato in questione è il dolo specifico.
    Di conseguenza le condotte sopra descritte comporteranno l’integrazione del reato solo qualora l’agente le abbia poste in essere al fine di “di recare pregiudizio ai creditori”.
    Tale profilo assume particolare rilevanza in quanto, in base all’elemento psicologico (soggettivo) del reato di bancarotta si distinguono le fattispecie della bancarotta fraudolenta disciplinato dall’articolo 216 e della bancarotta semplice ex articolo 217 della legge fallimentare. Nella prima il reato si configura con l’elemento del dolo nella seconda con quello della colpa.

    2. Bancarotta semplice

    La disposizione della legge fallimentare che disciplina tale differente ipotesi delittuosa è l’art. 217 l.f. secondo il quale: “È punito con la reclusione da sei mesi a due anni, se è dichiarato fallito, l’imprenditore, che, fuori dai casi preveduti nell’articolo precedente:1) ha fatto spese personali o per la famiglia eccessive rispetto alla sua condizione economica; 2) ha consumato una notevole parte del suo patrimonio in operazioni di pura sorte o manifestamente imprudenti; 3) ha compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento; 4) ha aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento o con altra grave colpa; 5) non ha soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo o fallimentare.”
    In via del tutto residuale rispetto alle citate ipotesi di bancarotta fraudolenta, la bancarotta semplice sanziona quindi tutta una serie di condotte tra loro eterogenee.
    Queste condotte sono:
    bancarotta semplice patrimoniale: comportamenti che hanno causato una diminuzione del patrimonio dell’imprenditore, apportando perciò un danno per la garanzia dei creditori;
    mancato adempimento di obbligazioni che siano state assunte in un precedente concordato fallimentare o un precedente concordato preventivo;
    bancarotta semplice documentale: consiste nell’omessa o irregolare o incompleta tenuta dei libri e di altre scritture contabili prescritti dalla legge. Come anticipato, le due fattispecie di bancarotta fraudolenta e di bancarotta semplice si differenziano tra loro non soltanto per le specifiche modalità della condotta, ma anche per l’elemento soggettivo del reato stesso.
    Mentre nella bancarotta fraudolenta l’elemento soggettivo è costituito esclusivamente dal dolo generico, nel caso della bancarotta semplice può essere costituito dal dolo o dalla colpa indifferentemente.

      3. Ricorso abusivo del credito

      Occorre richiamare infine il reato previsto e punito dal successivo art. 218 della legge fallimentare che espressamente dispone: “gli amministratori, i direttori generali, i liquidatori e gli imprenditori esercenti un’attività commerciale che ricorrono o continuano a ricorrere al credito, anche al di fuori dei casi di cui agli articoli precedenti, dissimulando il dissesto o lo stato d’insolvenza sono puniti con la reclusione da sei mesi a tre anni”.
      Premettendo innanzitutto che tale reato venga in considerazione “salvo che il fatto costituisca un reato più grave”, il delitto rubricato ricorso abusivo al credito, a differenza dei precedenti reati, tutela non soltanto la massa creditoria, ma anche l’interesse generale a non mantenere in vita l’impresa nel caso in cui l’azienda non produce più ricchezza, ma la distrugge continuando a ricorrere indebitamente al credito invece di chiedere il fallimento.
      Il dettato normativo prevede che la condanna comporti altresì l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità a esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per un periodo di tempo che può durare fino a tre anni.
      Nel disciplinare questo reato dunque, il legislatore ha inteso fornire una forma di tutela nei confronti di tutti quei soggetti che si trovano a porre in essere trattative con imprese che versano in condizioni economiche critiche.

      4. Le circostanze aggravanti ed attenuanti dei reati fallimentari

      L’articolo 219 della legge fallimentare individua le circostanze aggravanti e attenuanti applicabili ai reati sopra menzionati, disponendo testualmente che:
      “Nel caso in cui i fatti previsti negli articoli 216, 217 e 218 hanno cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità, le pene da essi stabilite sono aumentate fino alla metà. 
Le pene stabilite negli articoli suddetti sono aumentate: 
1) se il colpevole ha commesso più fatti tra quelli previsti in ciascuno degli articoli indicati; 
2) se il colpevole per divieto di legge non poteva esercitare un’impresa commerciale. 
Nel caso in cui i fatti indicati nel primo comma hanno cagionato un danno patrimoniale di speciale tenuità, le pene sono ridotte fino al terzo”.

      Conclusione

      Per le attività imprenditoriali risulta dunque fondamentale prevenire la commissione di uno di tali reati e sopratutto intervenire in modo da limitare le conseguenze in caso di trasgressioni che comportino l’integrazione dei reati sopra descritti.
      Per questi motivi la scelta migliore è farsi affiancare da uno studio legale che possa seguirti in ogni momento e consigliarti nel modo migliore possibile.
      SGHS LAW FIRM offre assistenza legale in materia di reati fallimentari, fornendo consulenza preventiva alle imprese individuali ed alle società, nonché assistenza in ogni fase processuale.