In data 22 gennaio 2024, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2557/2024, ha delineato il principio secondo il quale la formazione aziendale su un particolare rischio non solleva il “Datore di lavoro” dall’obbligo di prevedere tale fonte di pericolo e di regolamentare di conseguenza ogni singola attività al fine di minimizzare al massimo discrezionalità nei comportamenti.

Il Tribunale di Teramo ha pronunciato una condanna nei confronti del legale rappresentante di un’azienda, infliggendogli una sanzione pecuniaria di euro 3.000 per l’inadeguatezza e l’eccessiva genericità del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), in violazione del Decreto Legislativo 81/08, poiché mancava di procedure operative e di analisi dei rischi specifici relativi alla fase di lavorazione, nonostante fossero state condotte attività formative per i lavoratori.

La Corte Suprema richiama l’attenzione sull’art. 28 del Decreto Legislativo n. 81/08, che impone al datore di lavoro l’obbligo di: 

  • includere nel DVR tutti i rischi riguardanti la salute e la sicurezza dei lavoratori;
  • prevedere adeguate misure di protezione per gli stessi;
  • identificare le procedure operative e i ruoli dell’organizzazione aziendale incaricati di attuarle.

La Corte di Cassazione, constatata l’inadeguatezza del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e l’assenza di procedure operative, ha pronunciato una condanna, evidenziando che il riferimento alla formazione eventualmente fornita è del tutto irrilevante. Il datore di lavoro non può essere esonerato dall’obbligo di predisporre procedure chiare e dettagliate basate su valutazioni precise dei rischi associati alle singole attività lavorative, al fine di ridurre al minimo la discrezionalità nei comportamenti e nelle modalità operative.

Di conseguenza, risulta cruciale:

  • Effettuare valutazioni accurate dei rischi, tenendo conto delle specifiche fasi di lavorazione;
  • Includere nel DVR in modo dettagliato tutti i potenziali rischi per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, correlati alle singole mansioni svolte dai lavoratori;
  • Adottare procedure operative precise e ben definite, andando oltre la mera formazione, al fine di ridurre la discrezionalità nei comportamenti e chiarire le modalità e i processi da seguire durante l’esecuzione delle attività.

In aggiunta, si evidenzia che in data 28 dicembre 2023, con la sentenza n. 51455, la Corte di Cassazione ha nuovamente affrontato la questione della responsabilità penale degli enti in caso di infortuni sul lavoro ai sensi dell’articolo 25-septies del Decreto Legislativo 231/2001.

La Corte ribadisce l’importanza di accertare la colpa nell’organizzazione dell’ente ai fini della responsabilità della persona giuridica, sottolineando che la mera violazione degli obblighi preventivi da parte del datore di lavoro non costituisce di per sé un fondamento sufficiente per attribuire responsabilità penale alla persona giuridica.

Particolare attenzione è posta sulla distinzione tra il modello organizzativo, disciplinato dall’articolo 30 del Decreto Legislativo n. 81/2008 e il documento di valutazione dei rischi, previsto dall’articolo 28 dello stesso decreto.

  • Il primo costituisce un sistema aziendale per garantire l’adempimento corretto delle attività di valutazione del rischio, dotato di un organismo di vigilanza e di un sistema disciplinare.
  • Il secondo, invece, si focalizza esclusivamente sulla valutazione dei rischi associati alle attività lavorative, al fine di individuare le adeguate misure preventive all’interno dell’organizzazione.

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